| Sanpaolo IMI nasce dalla fusione, avvenuta nel novembre del 1998, di due prestigiose banche private, ciascuna leader in Italia nel proprio segmento operativo di riferimento. Si tratta di due realtà spiccatamente complementari: l'una, l'Istituto Bancario San Paolo di Torino, di più antica origine e specializzata soprattutto nell'attività creditizia retail, l'altra, l'Istituto Mobiliare Italiano, fondato come Ente di diritto pubblico nel 1931, in un momento particolarmente delicato per l'economia italiana ed internazionale, scossa dalla grande crisi mondiale. L'Istituto, al cui capitale partecipava direttamente il Tesoro con una quota del 50%, divenne nel dopoguerra banca d'affari e di investimento, dopo aver contribuito attivamente alla ricostruzione attraverso l'attivazione degli interventi previsti dall'European Recovery Program (ERP) nell'ambito del Piano Marshall. Il Sanpaolo affonda le sue radici nel lontano 1563, quando nella Torino fresca capitale del Ducato di Savoia una confraternita chiamata Compagnia di San Paolo getta le fondamenta di quello che pochi anni dopo diventerà il Monte di Pietà cittadino. La nuova istituzione si propone di prestare denaro a bassissimi saggi di interesse per sottrarre i bisognosi dal ricorso all'usura. Nella seconda metà del XVII secolo il Monte di Torino assume l'amministrazione del debito pubblico dello stato sabaudo: è un'evoluzione verso la realtà di ente creditizio, che si compie poi nella metà del Settecento, anche se è nell'Ottocento che nasce una vera e propria banca, abilitata, dalla seconda metà del secolo, ad esercitare anche il credito fondiario. Superata senza danni la crisi bancaria della fine dell'800, il Sanpaolo si affaccia al nuovo secolo come protagonista creditizio dello sviluppo industriale di Torino e della crescita economica del Paese. Con un decreto del 1932 le finalità di pubblico interesse ed il ruolo primario del Sanpaolo nell'economia italiana vengono ufficializzate con la trasformazione della banca in Istituto di credito di diritto pubblico, status che verrà mantenuto fino alla trasformazione in Società per Azioni il 1° gennaio 1992. La banca persegue un processo di crescita che la vede espandere la propria rete a livello nazionale negli anni '60 e '70 ed avviare nella seconda metà dei '70 una progressiva internazionalizzazione. Negli anni '90, anche attraverso l'acquisizione di altre banche, il Sanpaolo prosegue il proprio rafforzamento dimensionale e territoriale, sviluppando ulteriormente anche la presenza estera e la gamma dell'offerta di prodotti e servizi. Nel 1997 viene completato il processo di privatizzazione e, l'anno successivo, realizzata l'integrazione con l'IMI. Il resto è storia recente: Sanpaolo IMI, divenuto ormai un gruppo operante nei vari settori di attività attraverso società dedicate o specifiche unità di business, da un lato perfeziona l'acquisizione del Banco di Napoli (2000) e dall'altro realizza alleanze strategiche con importanti realtà creditizie italiane e straniere. Ultima in ordine di tempo (2002), l'integrazione con il Gruppo Cardine in allora controllato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. Con questa operazione Sanpaolo IMI si è arricchito di sette banche di medie dimensioni (Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Cassa di Risparmio in Bologna, Cassa di Risparmio di Venezia, Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone, Banca Popolare dell'Adriatico, Cassa di Risparmio di Gorizia e Banca Agricola di Cerea), operanti nel nord-est d'Italia e nella dorsale adriatica, con forte radicamento nei territori di riferimento e con sensibili indici di penetrazione, quanto a sportelli e a quote di intermediazione. Oggi, dopo aver varato un impegnativo piano di riassetto delle reti commerciali, Sanpaolo IMI si presenta al mercato più forte, più efficiente e uniformemente distribuito su tutto il territorio nazionale, pur attraverso marchi differenziati.
| |